15 lug 2016

lassù all’inferno


ogni martire dimostra
che pattume sia il cielo.



12 lug 2016

il bello


comprese dunque
che il bello era
sopravvivenza

mosso da forze ferine
in cui ognuno uccideva 
venerando l’equilibrio 

il bello era la migliore forma, 
senza attributi di pietà 

il tramonto i metalli i ghiacci  
la pelle e la teoria: 
abitava ovunque, 
non preferiva nulla 

era nei cuccioli divorati, 
nelle sabbie desertiche, 
in organismi infinitesimi 
e enormi intervalli  

ogni nodo rispondeva 
a una resistenza: 
i manufatti i pensieri 
gli imperi e le frasi 

la bellezza vestiva ogni cosa 
rigettando i corpi cariati 
e i casi repellenti 

era la volontà del cosmo 
la salvezza di nessuno  

non si dava commento
non aveva intenzione
non perdeva
idea su di sé

regola superiore 
e perfetta, 
verso e origine
levatura indifferente,
il bello sopravviveva.



10 lug 2016

viene


viene un tempo 
che si romperà, lasciando 
un sottile presente, 
il rudimentale inizio 
che si perpetua,
alveare dello zero.



8 lug 2016

la gabbia


non ti permetto
di uscire dalle frasi, 
sarai contorno uguale
marcia medesima.



6 lug 2016

uscendo


uscendo dalla testa 
trovò circostanze 
senza cattura, 
glabri elementi  
concomitanti 
metri copiosi 
e mediocri.



5 lug 2016

mentre parli


mentre parli di nulla
la tua voce parla.



4 lug 2016

la femmina


la donna e la femmina
aderiscono in lei.
l’una abita l’altra
senza frattura,
condotta e innocenza
costume e sangue
servono
un esercizio binario.

l’educazione quieta 
ripara un volto incolume, 
l’animo brado 
si decanta 
in mimica e contegno, 
un proprio salotto civile 
che ne serra le carni. 

incontrarla racchiusa 
in un discorso,
nelle proporzionate 
movenze,
nel verde vergine
degli occhi, acceca.
averla un attimo
piena nelle mani
recupera la nostra eredità.

in lei il corpo
infirma la storia,
la lunga invenzione
di falsi segmenti
laboratorio del verbo,
in lei la donna finisce.