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22 dic 2020

ti diffonde


hai capito che cedere la figura ti corrompe in parallela presenza, ti diffonde laddove non sei. 
forse vedi l’immagine come padronanza cronometrica, ritieni vincolante quel corso in divenire, da non interrompere. 
quell’io che navigo.
nelle tue superfici si raccolgono i passaggi trattenuti, si radunano i sintomi che hai della vita, recuperano appunto la figura.



cercando Monica

12 ott 2020

‘Il treno per Istanbul’ di Graham Greene


le carrozze del libro radunano il consesso di una genia amara e spoetizzata che bada all’utile. nel treno, proiettato verso una deflagrazione di neve, formicola il commercio delle classi, un lavorio si eccita verso la posizione seguente. vagoni, come portatori esclusivi, epurano ciò che sfrangia il movimento mentre, bloccati nello spazio, amplificati nel moto, uomini si fanno veicolo. la corsa dell’Orient Express spinge su un binario l’inesorabile, il tragitto è un senso funebre che consegna personaggi, spesso a una nuova casella di partenza, alla fredda amnesia. 



22 set 2020

‘Camminare’ di Thomas Bernhard


un racconto accompagna la traiettoria della causa, arrivando alla sorgente che la ordina, quel primo luogo la cui epifania annichilisce. personaggi logorati sui passi indagano i moti minuziosi di un colloquio, pensieri dietro pensieri e sui pensieri. vivono il dramma di avviarsi dalla filosofia, di dimorare sulle dimensioni del linguaggio, catturati nelle maglie di un’enunciazione febbrile auto invocante, fino alla domanda che cancella chi la pone.



20 ago 2020

Prinz Gholam


impegnati all’immobilità,  i due occupano pose permanenti, conseguendole per ritardi e torsioni, fuori dalle circolazioni usate. 
nessuno fiata, educato all’accadere, al pirotecnico toccarsi dell’evento. questa posizione, ferma nello spazio, più sobria di ogni altra, si ritrova a divorarlo in un esame imprevisto: fermarsi è osceno, non è l’esperienza, è l’immediata asimmetria. fermare il movimento acerbo, il fotogramma che interrompe il peso, e non lo compie, e lo dilata, è un arco che collassa. 



21 lug 2020

la natura morta


occupando la natura morta, Giorgio Morandi arriva alla cosa. 
nel piano che regge le figure traccia un traguardo invariante, la tavola dove l’arco vitale si condensa in manufatti. il vaso, la scatola, il barattolo, di latte, ruggine e indaco sono tremule divinità, solidi che usano l’esistenza. snelle bottiglie, come lunghe guardiane della pratica, ne tengono la posizione. 



28 mar 2020

il prezzo


idee si forniranno come rifugi acquistabili. è funzione dei pensieri fondarsi da un traguardo.
versare fa esistere, pagare costruisce, permette l’apertura del pensabile, ti dà la possibilità del possibile. 
così i talenti si ingaggiano, si fa corsa di arti e altezze che competono, e più grande sarà l’avere più sarà il risultato. 
l’approdo è la facoltà della nascita, la spesa afferma le ipotesi. 



1 giu 2019

contro idillio /0


c’è sempre una quadrangolare ampiezza, una superficie pratica e rettilinea che urta il paesaggio. la terra non ha riposo, il suolo serve al brutto. 
ricavi un panorama infimo perché occorrono i volumi, le linee larghe, l’incessante estensione: per contenere, consumare, produrre attività. 
lo spazio segue le barriere, mosso da rumore e tragitti sterili, il cielo è ingombrato da geometrie, dappertutto gabbie di linee povere, il riempimento. 



23 mag 2019

folgori


folgori si elaborano dalla valle. 
collegano l’altezza, si imperniano in attacchi alle nubi, urtando un periodo inosservabile. 
la luce si raduna e segmenta nei nodi di un’ascesa. 
nel buio brilla un viaggio che va articolandosi, gli intervalli si tengono insieme, erigono un ponte.



17 apr 2019

il tessuto del niente


larghe regressioni occupavano i luoghi. 
accaduti di vuoto nella luce rigida, frammenti imbevuti di ore intemporanee, formulazioni e momenti materiali di un messaggio monotono: la cosa svuotata in una forma di cose. 

di quanto avveniva, non arrivava nulla e nessuna volontà. 
necessità e motivi, ornamenti e linee erano immobili maturazioni di un’immagine retrostante, coperta dal velario di sé, il soggetto del niente significato nel pannello.



17 feb 2019

i singoli drammi


i drammi la lotta le morti si svolgono sottostanti agli imperi. 
regni avversari si accomodano in schieramenti di gusci, piccole figure formicolano sommerse, soldati muoiono lasciando metri. ciò che accade sotto la taglia delle bandiere è una lunghezza, le voci innumerevoli si affermano in una patria.



21 gen 2019

al destino


il contributo di epoche e moltitudini porta la conoscenza alla sorte. la novella camminante di segni recupera un sintomo di enunciazione.
rizomi e germogli si scindono e coltivano verso uno sferico compimento, la legge che allaccia la causa alla coda.



5 gen 2019

la mano di Tintoretto


un lungo antro profilato nella tenebra, gruppi incarnati di un bianco corrotto e lividi drappeggi, sproporzioni nella luce che perde il calore, figure di furioso abbaglio e di cupe cromie, una corte di dettagli e gesti che si avvitano, di fulgori e fisiologie, di raduni e personale indirizzo. la sua opera non riferisce di episodi, di miti o regole che riducono: narra di una tempra ferale, dipinge una materia scrosciante, i corpi poderosi di un mondo terragno. l’artefice non ha ripetuto canoni di un viaggio ricorrente, la sua mano ascende all’esperienza estetica, apre i colori terribili dell’umano, la sua mano è l’arte.



23 dic 2018

la presa opaca


il ragionamento sottile ora è maniera lenta, indugio, ritardo, macigno di tempo, cavillo inservibile. l’esperienza ha pulsanti di verità e di effetto, è coltivazione del raccolto. 
la ragione diventa vecchia, il concorso malfermo innova.



15 nov 2018

abitazione perpetua


consumatosi il dialogo con la realtà, la parola ne divenne tassellazione residua, l’edificio perpetuo. 
ogni nodo risplendeva di ordine, di attitudini acclarate, ripetendo la propria angolarità. binari conseguenti l’affermavano, nulla si acuiva, nulla torceva l’impero del valore. 
ovunque calcaree giacenze.



20 ott 2018

paesaggio


luci oblique attenuano la fila merlata delle case in vicissitudine serena. l’acqua è un metallo languido in cui si muove la forma. barche la solcano figurando la quiete. io sono il tempo.



10 ott 2018

il messaggio


l’uomo è forse ambasceria delle leggi congenite, del criterio che si biforca dal primo bivio, trasmesso al terminale confine dei casi. 
il sapere raccolto a chi è inviato? chi vi si valuta? quale tipo di ricezione o crestomazia lo raccoglie? forse ciò che arriva è il possibile, che altrimenti non si riscuote e non ottiene figura. forse l’enorme trama dell’uomo confessa la latitudine.    



11 set 2018

la dedica


frequento il verso giacere come inferma verbale lapide. la sfida alla carne sofferta di malattia, sbarazzata dal tempo è l’ultima emulazione dell’essere, il sopravvivere gramo di una dedica. leggendo Baudelaire non leggerai quella donna, non la vivrai, hai solo un momento inclito che i termini toccano. nessun ritratto rimane ad agirla, solo la silhouette svanita, testo eterno di un testo, il rimbalzo di niente. 



6 set 2018

il campo esaurito


la parola è un tinnio che suona il senso, il puro ornamento vibratile sbiadisce. temi forbiti di autarchiche eleganze disattivano il suo messaggio, ritraggono un campo esaurito di azione. la voce non può condursi, nessuna frase può lasciarci dove siamo. 



1 set 2018

arte presente


l’opera indugia tra segni ribelli, in una dissonanza di ordini, di negoziazioni dorsali. non la leggi questa volta, non possiedi proprietà posteriori, non cogli l’apertura che tornerà a significarsi. l’opera è un’anti somma lasciata acerba.



7 ago 2018

‘Quartetto di Alessandria’ di Lawrence Durrell


leggo i libri delle fughe e dei rapporti. è l’opera dell’altro autore, la cui prosa lavorata allo smeriglio induce a dissipare il mio tributo: perché agire per farlo di nuovo? 
la presenza e la lacuna sono secrezioni di un corpo simile, si eseguono sottostanti, in una filatura di seta che mi raccoglie, che conclude le mie volontà.
in lui sfoglio avvenimenti di quarzo, carambole relative, narrazioni implicite. tra le simmetrie sbieche deduco il nostro individuo.