impegnati all’immobilità, i due occupano pose permanenti, conseguendole per torsioni e ritardi, fuori dalle velocità usate.
nessuno fiata, educato all’accadere, al pirotecnico toccarsi dell’evento. questa mimica, ferma nello spazio, più sobria di ogni altra, si ritrova a divorarlo in un esame imprevisto: fermarsi è osceno, non è l’esperienza, è l’immediata asimmetria. fermare il movimento acerbo, il fotogramma che interrompe il peso, e non lo compie, e lo dilata, è un arco che collassa.